Quali fattori determinano il prezzo dell’oro

OroElite  - valore oroIl valore dell’oro varia ogni giorno e persino all’interno della stessa giornata (anche se soltanto di pochi centesimi) a causa delle contrattazioni che avvengono sui mercati. Inoltre bisogna tenere a mente che, a differenza di quanto accade per gli altri metalli preziosi, la quotazione dell’oro viene determinata due volte al giorno dalla Borsa di Londra: questo istituto finanziario, infatti, ha ricevuto questo compito fin dal 1919. Il cosiddetto gold price fixing, cioè il prezzo di riferimento dell’oro, viene fissato al mattino e nel primo pomeriggio. Fino al mese di ottobre del 2014 il fixing era determinato dal Club of Five, il gruppo dei cinque più importanti mercanti internazionali per le compravendinte di oro fisico: erano la Barclays Bank, la Bank of Nova Scotia Mocatta, la Société générale, l’HSBC Bank USA e la Deutsche Bank. Dal novembre 2014, invece, questo compito è stato demandato all’IBA, cioè all’Ice Benchmark Administration. La valutazione viene poi trasmessa e adottata sui mercati internazionali, utilizzando come standard l’espressione dollari per oncia; tuttavia in Italia si preferisce utilizzare per praticità il rapporto euro per grammo.
Bisogna anche ricordare che la valutazione dell’oro all’oncia oppure al grammo può essere adottata quando si parla di oro finanziario, cioè di oro puro o da investimento. Si tratta dell’oro 24 carati, che tuttavia non viene impiegato in gioielleria e oreficeria in quanto troppo duttile. In questi casi si ha una lega, il cui valore si indica attraverso il titolo, cioè la percentuale di oro presente. In genere si parla di oro 750 (oro 18 carati) o di oro 500 (metallo 14 carati), dove la percentuale di oro presente è rispettivamente il 75% e il 50%. Il valore della lega è determinato anche dal metallo legante solo nel caso in cui anche questo sia prezioso: ad esempio una lega 14 carati dove è presente una percentuale di platino ha un valore maggiore rispetto a una 18 carati a cui è stato aggiunto soltanto il rame.
Durante tutta la sua storia l’oro ha sempre avuto il compito di supportare le valute, dato che per secoli il valore di una moneta equivaleva a una determinata quantità di metallo aureo: si tratta del gold standard, che ha avuto come conseguenza il fatto che le banche centrali e i governi hanno sempre cercato di controllare il valore dell’oro e di far sì che corrispondesse a quello della propria valuta. Ad esempio dal 1789 al 1933 negli USA gli Stati Uniti il valore dell’oro era di 20,67 dollari all’oncia e nel 1934 fu portato a 35 dollari all’oncia. Mantenere il valore di una valuta a livelli molto alti è tuttavia molto difficile: per questo a partire dal 1961 le banche centrali europee e statunitensi si coordinarono per contrastare le forze del mercato e mantenere il prezzo stabile. Nel 1968 si fu costretti ad accettare il fallimento di questi sforzi e fu introdotto un doppio regime: da un lato le transazioni internazionali valutarie continuavano a seguire la quotazione di 35 dollari all’oncia, dall’altro il prezzo dell’oro per gli scambi tra privati era variabile. Infine nel 1971 si decise di affidare il valore libero alle leggi di mercato, lasciandolo libero di variare in base alle contrattazioni e alla situazione geopolitica internazionale. A causa del fatto che la coniazione di valuta di uno Stato non ha più un controvalore in oro, si è assistito al progressivo calo delle riserve auree delle banche centrali; tuttavia questi istituti possiedono ancora depositi di metallo aureo a parziale garanzia della propria moneta.
A partire dal 1968 si è assistito a notevoli oscillazioni sui mercati. Tuttavia si può definire questo metallo prezioso un bene rifugio in quanto il suo valore commerciale rimane stabile nel lungo periodo; al tempo stesso si caratterizza per una sostanziale scorrelazione nei confronti del mercato obbligazionario e azionario. Di conseguenza si assiste a un aumento delle compravendite quando una valuta perde fiducia e/o è soggetta a iperinflazione. Inoltre bisogna tener conto delle varie speculazioni riguardo il suo ipotetico valore futuro. Ad esempio si ricorda come quando George W. Bush fu eletto Presidente degli USA il valore dell’oro è passato da 200 a 540 dollari all’oncia. Infine l’offerta influenza in maniera decisiva il valore dell’oro, di conseguenza i produttori ne valutano attentamente l’estrazione: infatti una produzione eccessiva può portare a un crollo del prezzo.

Gioielli Usati di pregio, cosa fare quando passano di moda

anello_diamantiA ciascuno di noi prima o poi capita per le mani un gioiello particolarmente importante, magari appartenuto alla nonna o a qualche zia oppure ancora qualche gioiello che è semplicemente passato di moda e che non vogliamo più mettere; parimenti a ciascuno di noi è passato per la testa di venderlo per ricavarne qualcosa o quantomeno di contattare qualcuno per sapere il valore di quel piccolo, grande capolavoro che ci è giunto più o meno inaspettatamente.

Che si tratti di un anello di diamanti, di una collana in oro, in platino o entrambi la questione fondamentale è quella di riuscire nell’intento di venderla (qualora questo sia realmente il nostro intento) al miglior prezzo.
Con l’avvento della crisi economica degli ultimi anni si è visto il fiorire di molti negozi specializzati nella commercializzazione di gioielli usati; questi negozi sono conosciuti come Compro Gioielli Usati (altresì detti “Compro Oro”) ed essi si affiancano alle più tradizionali gioiellerie, oreficerie, negozi di antiquariato e case d’asta.
In questi primi esercizi è possibile trovare soggetti molto professionali così come esercenti più smaliziati ed a volte poco propensi a valorizzare appieno il gioiello in sè quanto ad acquistarlo per il solo motivo di fonderlo e rivendere pietre e materiale prezioso per il loro misero valore intrinseco. Questi commercianti sono coloro dai quali noi, intenzionati a valorizzare il nostro gioiello nella trattativa, dobbiamo diffidare.
Se vogliamo ottenere il più possibile dalla vendita del nostro gioiello infatti, dovremmo rivolgerci a soggetti che sappiano apprezzare appieno anche l’opera d’arte che hanno tra le mani, il suo design, saperlo riconoscere e datare, riconoscere il valore delle pietre incastonate ed il loro taglio così come la loro caratura, riuscire pertanto ad apprezzare non solo il valore intrinseco del materiale prezioso di cui è composto l’oggetto ma contestualizzarlo con l’intento di rivenderlo tale quale, per il fatto di essere un oggetto unico, inimitabile poichè realizzato da sapienti mani orafe artigiane.
Dopo alcune ricerche sullo stile del gioiello e sulla sua storia familiare (cose importanti che possono aiutarci a meglio valorizzarlo agli occhi del commerciante) dovremmo cercare di ottenere se possibile, i documenti che ne attestino l’autenticità e la qualità, cosa assai rara su gioielli antichi dei quali spesso non si ha neppure la punzonatura. In questo caso la prima cosa da fare è di recarsi da un orafo di propria fiducia e far analizzare l’oggetto, egli potrà al caso anche punzonare con il titolo qualitativo appropriato il gioiello stesso per meglio identificarlo, questo nel caso in cui lo stesso fosse sprovviso di punzonatura per l’appunto (questa pratica non era infatti obbligatoria prima dell’inizio del secolo scorso).
Dopo aver provveduto ad una prima analisi presso un proprio orafo di fiducia è consigliabile recarsi presso le gioiellerie specializzate nel trattare gioielli antichi o usati o, se il pezzo è particolarmente importante, anche presso negozi di antiquariato specializzati financo a rivolgersi a case d’asta. In quest’ultimo caso il gioiello verrà valutato tramite un expertise e potrà essere messo all’asta ottenendo un risultato anche superiore alle proprie iniziali aspettative.
Nel caso invece si tratti i gioielli di valore più “modesto” se così si può dire, è meglio rivolgersi a gioiellerie specializzate in oggetti antichi o usati. Una cosa che è bene sapere è che occorrerà sicuramente trattare sul prezzo poichè, contrariamente alle case d’asta, le gioiellerie sono negozi commerciali e pertanto essi non lucrano una commissione sul prezzo d’asta di aggiudicazione bensì sulla differenza tra il prezzo di acquisto ed il prezzo di vendita. Ecco dunque che torna di particolare importanza sapere non solo la provenienza, l’originalità e l’importanza dei materiali e pietre preziose che lo costituiscono ma altresì il loro valore intrinseco (facilmente desumibile dalle borse merci pubblicate su tutti i maggiori giornali o su internet oppure rivolgendosi ad un gemmologo per le sole pietre preziose).
Ricapitolando pertanto è importante partire con il numero maggiore di informazioni sul gioiello che vogliamo vendere, essere preparati a trattare e non fermarsi al primo negozio incontrato, magari recandosi presso più negozi una prima volta con la scusa di far semplicemente valutare il gioiello per poi successivamente tornarci e proporne l’acquisto. E’ ovvio che un gioiello rotto non vale nulla se non per il suo mero valore materiale, un consiglio pertanto è quello di far comunque sempre riparare, quando possibile, i gioielli anche se si volessero vendere poi successivamente.

Lavorazione oro, non solo gioielli

cesellaturaIncorruttibile, luminoso e spesso associato al sole, quasi sempre simbolo di ricchezza e potere, l’oro è uno dei metalli più preziosi al mondo, tanto da essere considerato un bene rifugio. L’oro è duttile e malleabile, non si ossida a contatto con l’aria e non risente dell’azione degli acidi; per questo è uno dei metalli più usati e apprezzati per creare gioielli fin dai tempi antichi.

Le prime tecniche di lavorazione dell’oro sono comparse nell’antica Mesopotamia, dove si usavano per lo più le lamine martellate; in periodi successivi comparvero metodi più evoluti come la cesellatura e lo sbalzo. Una decisa evoluzione dell’oreficeria avvenne in epoca micenea (3000 avanti Cristo), quando le tecniche di saldatura e fusione furono innovate per consentire la realizzazione di oggetti unici. In particolare, l’oro fuso veniva colato per creare pezzi più massicci da trasformare in fili e lamine: ancora oggi viene utilizzato il cosiddetto sistema di presa nella massa, grazie al quale l’oggetto grossolano viene rifinito con scalpelli e lime sempre più minute.

La maggior parte delle tecniche lavorative comparve con lo sviluppo dei commerci e di società ricche, i cui crescenti bisogni venivano soddisfatti da categorie di nuovi artigiani: nacquero così gli orafi. Le lavorazioni a sbalzo furono un’elaborazione dei classici processi di martellatura, in cui alle lamine venivano aggiunte scanalature e righe. Era sufficiente colpire ripetutamente la parte inferiore oppure l’intera superficie dell’oggetto in oro. Successivamente comparve la decorazione a rilievo usando la tecnica dell’incisione e quella della cesellatura: in questo caso si usa uno strumento particolare chiamato cesello, che produce un’incisione sulla superficie in oro fino a creare un disegno più o meno elaborato. Si tratta di uno strumento a punta smussata, che viene colpito dall’artigiano con un martello, mentre per le incisioni si usa un utensile da taglio con il quale si realizzano motivi lineari decorativi mediante l’asportazione di strisce metalliche.

Effetti pittorici anche di notevole impatto estetico si raggiungono con il niello, cioè una polvere di colore nero a base di zolfo, piombo, argento e rame, che viene applicata sulle incisioni. Disegni in rilievo si ottengono anche con la tecnica della goffratura, all’interno della quale riveste una notevole importanza la goffratura repoussé: in questo caso si ottiene un bassorilievo decorativo martellando la lamina d’oro sul retro.

Il metodo ornamentale classico del oreficeria moderna è rappresentato dalla smaltatura, messa in atto applicando uno strato di smalto alla superficie d’oro; quindi il supporto e la rifinitura decorativa sono fusi insieme sottoponendo l’oggetto metallico ad alte temperature. Scoperto relativamente di recente è invece l’opacizzazione attraverso un attacco chimico, che permette di scurire una parte della superficie metallica usando prodotti chimici. Si tratta di un’evoluzione della tecnica di ossidazione, con cui si rendevano opache alcune zone incidendo linee tratteggiate sottili e creando un effetto contrasto. Molto più antiche sono la decorazione a filigrana e il cloisonné: la prima è simile alla granulazione e consiste nell’applicare sulla superficie metallica piccole sfere o perline d’oro. La seconda, invece, prevede la realizzazione di scomparti sugli oggetti usando fili o lamine d’oro sottili: questi vengono poi riempiti con lo smalto.

L’oro è lungamente usato nella gioielleria, tuttavia, proprio per il fatto di essere tenero, viene unito ad altri metalli, così da garantirne una lunga durata. In questo modo si creano le leghe dalle varie composizioni e in cui il titolo (il rapporto in percentuale tra l’oro e gli altri metalli della lega) cambia. In ogni caso la quantità d’oro presente deve essere sempre di 75 grammi ogni 100: per questo viene detto oro 18 carati. Il 25% restante è costituito da altri metalli; in base alla composizione cambia anche il colore della lega e questo effetto collaterale è stato molto sfruttato in oreficeria e gioielleria per creare monili particolari. Ad esempio, per avere l’oro giallo si uniscono argento e rame, mentre l’oro rosso vede l’aggiunta di 25 grammi su 100 di rame. L’oro pallido è formato da una maggiore quantità di argento e da una minore di rame, mentre le percentuali sono invertite per ottenere l’oro rosa.

Compro oro chi ti offre di più?

oro lavoratoAccade abbastanza spesso che molte persone si ritrovino in casa una certa quantità di oro e altri materiali preziosi che, per numerosi motivi, sono chiusi e dimenticati in un cassetto.

Questi, potrebbero essere gioielli che non indossiamo più perché non incontrano più i nostri gusti o sono divenuti oggetti passati come i tipici braccialetti e catenine ricevuti per comunione o cresima, ma dimenticati da anni in qualche vecchio scrigno. Infine, accade altrettanto spesso di avere oggetti preziosi rotti o rovinati dal passare del tempo e che abbiamo sempre dimenticati di portare dall’orafo per aggiustarli.

In situazioni come queste, è possibile utilizzare l’oro dismesso per ottenere facilmente e in modo abbastanza veloce una piccola somma di denaro extra, grazie alla vendita del materiale prezioso presso un negozio Compro Oro.

Recarsi da un Compro Oro per vendere il proprio metallo prezioso non è solo un ottimo modo per alleggerirsi dalle difficoltà economiche, ma è anche una valida opportunità per scambiare l’oro usato per denaro contante, concedendoci qualche sfizio altrimenti difficilmente raggiungibile come la vacanza tanto desiderata o l’ultimo modello di smartphone.

Qual’è l’iter da seguire per trasformare il nostro oro usato in denaro contante in modo sicuro?

Come prima cosa è necessario scegliere l’oro che desideriamo vendere e individuare i negozi Compro Oro presenti sul territorio. È buona norma non limitarsi a prendere in considerazione un unico punto vendita ma è bene individuarne più negozi e possibilmente visitarli di persona, accertarsi che usino la bilancia con omologazione ufficiale CE-M e che possibilmente abbiano un sito internet sul quale poter registrasi ed utilizzare l’opzione blocca il prezzo online.

Lo strumento blocca prezzo è di grandissimo aiuto per coloro che intendono vendere il proprio oro usato ad un centro Compro Oro. Infatti, com’è noto, il prezzo dell’oro non ha un valore fisso ma tende a salire e scendere a seconda delle variazioni delle borse mondiali. L’oro è da sempre considerato il bene rifugio, un materiale che nonostante i vari andamenti delle economie mondiali tende a mantenere abbastanza stabile il proprio valore. Nonostante ciò, i labili equilibri economici planetari creano oscillazioni sul valore dello stesso, anche da un giorno all’altro. Per far si che un potenziale venditore non veda svalutarsi il prezzo del materiale prezioso nel giro di poche ore è consigliato utilizzare lo strumento per bloccare il prezzo dell’oro online.

Prima di recarsi al negozio compro oro identificato, si consiglia di pesare voi stessi l’oro, anche perché utilizzando lo strumento blocca oro vi verrà richiesta tale informazione per fornirvi una valutazione su quanto andrete a guadagnare. A tal scopo potreste usare una bilancia digitale usata in cucina ma tenete conto che quanto pesato potrebbe non coincidere alla perfezione con quello che poi sarà pesato dalla bilancia omologata nel negozio Compro Oro. L’utilizzo di una bilancia casalinga è assolutamente indicativo.

Una volta individuato il marchio di fiducia, non è ancora arrivato il momento di recarsi in negozio. È giunto ora il momento di prestare attenzione per qualche tempo all’andamento del valore dell’oro, in modo da bloccare il prezzo quando questo materiale seguirà una fase crescente del valore. Tale step è piuttosto facilie: online troverete vari siti che vi mostrano in tempo reale l’andamento internazionale del valore dell’oro.

Una volta raggiunta una quotazione soddisfacente, si consiglia di ricollegarsi al sito del negoziante scelto e capire se vi sta offrendo la migliore quotazione, confrontandola con quella dei concorrenti.

Alcuni Compro Oro, come OroElite, permettono di massimizzare la vendita dei propri preziosi ricevendo 0,10 centesimi di euro per ogni grammo di oro venduto rispetto all’offerta ricevuta da altri acquirenti.

Fatto ciò, è finalmente arrivato il momento di bloccare il prezzo online. Da questo momento, generalmente il venditore ha 24 ore di tempo per recarsi personalmente al negozio e vendere i propri preziosi, la quotazione stampata non è vincolante, infatti se al momento della vendita il prezzo dell’oro dovesse salire, sarà possibile farsi pagare al prezzo corrente. Il blocco prezzo quindi serve solo per evitare un calo della valutazione nell’arco delle 24 ore.

Il venditore dovrà solamente stampare la pagina con la quale ha bloccato il prezzo dell’oro (solitamente è una mail inviata dal sito internet) e con questa recarsi al Compro Oro di fiducia. La vendita avverrà in pochi minuti e potrete tornare a casa con il vostro contante in mano

Monete d’oro da investimento

krugerrandPERCHE’ INVESTIRE IN ORO

L’oro è considerato da sempre come il più classico ed affidabile dei beni rifugio.

Mentre il denaro cartaceo è soggetto a continue svalutazioni, l’oro fisico, pur subendo anch’esso oscillazioni di prezzo, non è mai condizionato dagli eventi inflazionistici, proponendosi quindi come investimento sicuro e duraturo nel tempo.

Investire in oro significa anche garantirsi una protezione efficace contro gli imprevedibili movimenti altalenanti delle borse mondiali, diversificando i propri impieghi di capitale.

COME INVESTIRE IN ORO

Tralasciando l’esame dei cosiddetti investimenti in oro ‘finanziari’, come gli ETC e gli ETF (che sono ad alto coefficiente di rischio trattandosi di titoli estremamente volatili e strettamente legati all’andamento dell’ente emettitore), le uniche altre soluzioni offerte dal mercato riguardano la compra-vendita di ‘oro fisico’, e cioè di lingotti, monete d’oro da investimento e monete d’oro da collezione.

Tutta la materia è regolamentata in Italia da una specifica legge (la numero 7 del 2000) che, recependo una precedente direttiva europea, ha messo ordine nella disciplina del mercato aurifero abolendone il regime a monopolio e concedendo ad ogni banco metalli, opportunamente certificato, la possibilità di accederne al commercio. Il legislatore ha preso in considerazione due tipologie di oggetto in oro: il lingotti e le monete.

LINGOTTI

In questo caso abbiamo a che fare con oro puro, con un titolo di almeno 995 millesimi, disponibile in vari formati: in origine, infatti, il lingotto d’oro era di dimensioni standard e si presentava come una barra di ben 12,5 Kg. Con il passare del tempo si sono adottate pezzature sempre più piccole, a partire da soli 5 grammi e addirittura, ultimamente, da appena un grammo, con lo scopo di favorirne lo scambio, anche se la loro monetizzazione non è sempre agevole.

MONETE D’ORO DA INVESTIMENTO

Si suddividono in due ben distinte categorie: monete da semplice collezionismo (realizzate sotto forma di medaglie, solitamente in edizioni molto limitate a serie speciale e che risentono degli inevitabili sbalzi di gradimento degli appassionati) e le vere e proprie monete d’oro da investimento, cioè quelle che uniscono al valore intrinseco dell’oro da cui sono composte, anche quello numismatico. Quest’ultime, a differenza dei lingotti, sono più facilmente oggetto di scambio e permettono una buona rivalutazione nel tempo, a condizione, però, di saper scegliere quella giusta.

QUALI MONETE ACQUISTARE

La sterlina inglese è da sempre il punto di riferimento fra le monete d’oro da investimento: in particolare quella più recente, coniata a partire dal 1957 e dedicata ad Elisabetta II, è richiestissima a livello mondiale; il suo valore attuale si aggira sui 250€ ed è facilmente interscambiabile.

Altra moneta interessante è il marengo italiano, coniato tra il 1861 ed il 1923, molto apprezzato dagli investitori perché molto raro in alcune emissioni.

Un caso a parte e poi quello del Krugerrand, sudafricano, coniato a partire dal 1967: la sua appetibilità è in costante ascesa ed è determinata dal fatto che è stata la prima in assoluto ad essere considerata una ‘moneta lingotto’, priva di fronzoli estetici e, proprio per questo, meno soggetta a mode ed interessi momentanei. Inoltre il Krugerrand ha mantenuto nel tempo livelli di tiratura molto elevati, favorendone la circolazione e lo scambio.

LO SPREAD

Con il termine ‘spread‘ si intende la differenza tra il valore dell’oro contenuto effettivamente nella moneta ed il prezzo reale di contrattazione di quella stessa moneta sul mercato: in pratica, se una certa moneta è in un dato momento molto richiesta, il suo valore sul mercato subisce una notevole spinta verso l’alto al di là del suo effettivo peso in oro.

E’ quindi fondamentale, per l’investitore, saper scegliere tra quelle monete che, acquistando nel tempo considerazione numismatica, determinano alti spread da quelle, invece, che non sono richieste e che, inesorabilmente, perdono nel tempo il loro valore.

DA CHI ACQUISTARE

Per l’acquisto e la vendita di monete d’oro da investimento conviene affidarsi solo ad operatori professionali che operino nel pieno rispetto delle normative vigenti e che garantiscano la più corretta trasparenza nella contrattazione dell’oro fisico. E’ opportuno quindi rivolgersi ad un banco metalli regolarmente registrato nell’apposito elenco stilato dalla banca d’italia: personale qualificato ed esperto guiderà ed assisterà il cliente fornendogli inoltre l’adeguata certificazione di autenticità.

Le forme dell’oro

calderone oroL’oro è il cosiddetto metallo nobile, il cui simbolo nella tavola periodica degli elementi è Au, dal latino Aurum. Essendo posizionato al primo sottogruppo B, sesto periodo della tavola di Mendel, si può definire un elemento di transizione. Riguardo a numero e peso atomico, essi corrispondono rispettivamente a 79 e 197,2. La colorazione di base è gialla, a causa delle lunghezze d’onda del blu che vengono assorbite dalla luce incidente. Ciononostante, le sfumature possibili prevedono una gamma ben più ampia, che comprende il nero ed il rosso, ma anche il verde ed il violetto, in base alle leghe.
Molto probabilmente l’oro è stato il primo metallo conosciuto dall’umanità.
Per quanto riguarda i suoi pregi, che spiegano il valore da sempre attribuito ad un metallo finissimo, per certi versi “aristocratico”, essi consistono, oltre che nella rarità, nella sostanziale inalterabilità. Infatti, l’oro resiste non solo all’umidità, agli alcali e all’ossigeno (seppure subisca alterazioni ossidative con soluzioni contenenti ione cianuro o acqua regia), ma rimane intatto persino se sottoposto al calore e agli acidi. E’ proprio quest’ultima caratteristica che ha determinato il successo di tale prezioso metallo, da sempre apprezzato ed utilizzato per la coniazione di monete e la creazione di oggetti pregevoli e raffinati.
D’altra parte, l’oro presenta anche una malleabilità e una duttilità fuori dal comune, che lo rendono adatto alle più diverse lavorazioni. A questo scopo, non solo può venire sciolto e formare amalgami qualora sia posto a contatto con il mercurio, ma si liquefa rapidamente nel bromo liquido, già a temperatura ambiente o anche nel cloro, in presenza di umidità. Inoltre, l’oro è adatto al martellamento a freddo, dal quale si possono ottenere foglie dello spessore di 1/12.500 mm. Non solo, ma anche se potrà sembrare sorprendente, basta un grammo d’oro per ottenere fili i della lunghezza di ben 2 km.
Riguardo alla sua localizzazione, i giacimenti sono particolarmente rari, sebbene dispersi un po’ ovunque sulla Terra, dove lo troviamo sia nel suo colore naturale, che in rosso e in bianco, a seconda dei legami con altri metalli.
Per quanto riguarda le forme, è possibile rinvenirlo allo stato nativo sia in giacimenti minerari che sul letto dei fiumi, dove si concentrano depositi alluvionali frutto dell’erosione operata dagli agenti atmosferici. Se nel primo caso sarà possibile individuarlo soprattutto in forma di filoni auriferi e pepite, nel secondo bisognerà invece setacciare i depositi alluvionali per dividerlo da altri detriti, in modo da ottenere polvere aurea, pagliuzze o ancora pepite di piccole dimensioni.
L’oro, oltre che allo stato nativo, si trova poi anche già lavorato, in particolare sotto forma di lingotti, gettoni o monete di Borsa, che ne semplificano la commercializzazione.
Passando ai paesi produttori, negli ultimi anni la top ten non ha subito modifiche nei nomi, anche se vi sono state variazioni nelle quantità prodotte. In particolare, dalle statistiche della US Geological Survey del Gennaio 2015, si evince che nel 2014 la produzione mondiale è cresciuta del 2% rispetto all’anno precedente. Ciò è stato possibile grazie all’aumento delle tonnellate prodotte da Cina, Australia, Canada, Repubblica Domenicana e Russia, che ha largamente compensato il calo di Paesi come Peru, Tanzania, Sudafrica e Stati Uniti. Per quanto riguarda la Cina, la produzione d’oro continua a crescere costantemente, tanto che lo stato asiatico mantiene saldamente la leadership nella produzione, seguito da Australia, Russia, Stati Uniti, Peru e Canada.
L’Italia non compare ovviamente nell’elenco dei maggiori produttori mondiali, dato che da noi l’oro è presente solo in minime quantità, in particolare in fiumi come il Po e il Ticino, oltre che nelle viscere del Monte Rosa in Piemonte, che si aggiunge ad altre regioni produttrici come la Valle d’Aosta, la Toscana e la Sardegna.
Nonostante ciò, l’Italia per tradizione si pone in prima linea nella trasformazione, con una lavorazione media di quasi 500 tonnellate all’anno.
Passando a parlare di qualità, l’oro viene classificato in base alla titolatura, espressa attraverso una particolare unità di misura detta carato. Il numero di carati, il cui valore oscilla in una scala di 24/24, indica dunque la purezza del metallo, stabilendone in pratica la concentrazione nel prodotto finito.
Quindi, la dicitura 18kt andrà a qualificare un articolo composto, su un totale di 24 parti, di 18 parti d’oro puro. Per rendere più semplice la determinazione della purezza, si usa rapportare la caratura ad un ipotetico prodotto finito del peso di 1 Kg. Ecco dunque che, in base a questa convenzione, 8kt saranno pari a 333 grammi d’oro su un totale di 1000 grammi di lega, mentre 14kt equivarranno a 585 grammi, 18kt a 750, 21.6 a 900, 22 a 916.66 e 24 a ben 999.
Da ultimo, come non citare le infinite applicazioni del metallo nobile?
L’oro è indubbiamente protagonista in molti settori, a partire da quello informatico e delle telecomunicazioni, dove entra a far parte di molti componenti elettronici. Inoltre, viene usato come rivestimento, in quanto la resistenza lo rendono ideale a proteggere i contatti elettrici. Il suo ruolo è poi fondamentale nella medicina, dove è sfruttato nell’odontoiatria per le otturazioni ed in campo diagnostico e nell’elettroforesi, sotto forma di oro colloidale.
Ancora, da non dimenticare le applicazioni in campo fotografico o sportivo, dove le medaglie d’oro hanno premiato i migliori atleti di tutti i tempi, anche se forse l’uso più curioso rimane in alta cucina, in cui si apprezza la sua capacità di non alterare i sapori.

Quotazione argento usato, a chi rivolgersi

gufi argentoDopo l’oro, l’argento è una delle materie prime più contrattate sui mercati finanziari di tutto il mondo per via del suo valore stabile che assicura buoni rendimenti nel tempo e garantisce un solido argine all’inflazione.
Il valore intrinseco di questo metallo prezioso unito alle sue caratteristiche di malleabilità e alla sua lucentezza, fanno dell’argento uno dei materiali tra i più utilizzati nel settore della gioielleria. I suoi impieghi trovano tuttavia numerose altre applicazione nell’elettronica (grazie alla sua elevata conducibilità elettrica), nella posateria, nell’oggettistica d’arredo, nella numismatica, nella produzione di leghe per odontoiatria e in altri campi meno comuni.

Argento, dal latino argentum, è sinonimo di splendente, bianco, candido e presta il suo nome anche allo stato dell’Argentina oltre che al suo principale fiume (Rio de la Plata: il termine “plata” in spagnolo significa “argento”). Conosciuto sin dall’antichità, oggi i principali produttori sono i paesi del Sud America (in particolare Messico e Perù), gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia.

I costi per l’estrazione di questo metallo preziososono d gran lunga inferiori a quelli dell’oro. Non solo: su tutto il pianeta la disponibilità d’argento è in quantità circa 20 volte superiore a quella dell’oro, il che spiega perché il valore dell’argento resta stabilmente inferiore a quello del suo parente maggiore.

Nel secolo scorso con la scoperta di alcune grandi miniere in America Latina e con la fine della sua funzione di riserva valutaria (che ha portato le grandi banche nazionali a liberare dai propri forzieri grandissimi quantitativi di argento) si è registrato sul mercato una notevole afflusso di argento che ne ha ridimensionato gradualmente il valore. A partire dai primi anni del 2000 il valore dell’argento in rapporto a quello dell’oro è tornato a salire, rafforzando ulteriormente l’impiego di questo metallo prezioso come bene rifugio.

La quotazione dell’argento
In altre parole, l’argento ancora oggi rappresenta una forma d’investimento redditizia e a basso rischio rispetto ad altri mercati finanziari più volatili (cioè con variazioni di prezzo più altalenanti). Così come per l’oro e per altri metalli preziosi, anche il valore dell’argento in generale dipende dall’incrocio tra domanda e offerta nelle Borse internazionali.

Il meccanismo di quotazione è quello del fixing e avviene a Londra con la partecipazione di alcuni grandi gruppi bancari che raccolgono gli ordini di acquisto e vendita e, a una certa ora della giornata, fissano un prezzo ufficiale che sarà poi di riferimento in tutti i mercati finanziari oltre che sui mercati al dettaglio.

Alcuni strumenti finanziari legati al valore dell’argento (i futures) sono negoziati nelle principali borse merci mondiali nelle quali le quotazioni dell’argento cambiano continuamente. Una curiosità: su questi grandi mercati finanziari l’unità di misura di riferimento dell’argento è il “troy ounce” che corrisponde a circa 31.10 grammi.

Un tesoretto tutto d’argento
Vendere argento sul mercato spesso fa molto comodo.
Per far fronte a spese improvvise o semplicemente per esaudire un piccolo sogno nel cassetto senza dover intaccare i risparmi o le entrate provenienti dal proprio lavoro, torna davvero utile “liquidare” oggetti in argento che spesso si trovano in casa inutilizzati e completamente improduttivi.

Collane, braccialetti, orecchini ricevuti anni prima come regalo e mai utilizzati; cornici sepolte in qualche armadio; bomboniere e ninnoli vari mai esposti; oggetti rotti e accantonati in un ripostiglio. A ben vedere, dentro casa può trovarsi un vero e proprio giacimento d’argento che potrebbe essere facilmente trasformato in denaro contante soprattutto nei momenti di ristrettezza economica.

La qualità dell’argento
Generalmente, i manufatti in argento conservati in casa possono avere una quantità di metallo prezioso non inferiore a 800 millesimi (cioè 800 parti su 1.000 di argento, le restanti parti possono essere costituite da rame) fino ad arrivare a una qualità di 925 millesimi (argento sterling). L’argento puro è quello formato da 999 parti di metallo prezioso su 1.000, ma è così delicato e malleabile da renderne impossibile la lavorazione. Ecco perché bisogna distinguere prodotti in argento puro, difficili da trovare in commercio, da altri prodotti che pur riportando la dicitura 1000/1000 in realtà sono solo argentati vale cioé ricoperti da una lamina di argento.

Vendere gli oggetti in argento è facile
La prima cosa da fare allora è rivolgersi a un banco metalli che fa della trasparenza e dell’affidabilità i punti cardine della propria attività commerciale. I negozi “compro oro” operano proprio acquistando dai privati metalli preziosi, senza vincoli di quantità, anche oggetti rotti. Di questi negozi ce ne sono tanti nelle città, ma le attività presenti sul mercato da più anni sono quelle più affidabili e con maggiore esperienza.

I “compro oro” più affermati offrono sul proprio sito internet la possibilità di essere informati in tempo reale sulle quotazioni dell’argento usato anche in relazione alla qualità della lega di argento.

In primo luogo bisogna verificare la punzonatura dell’argento ovvero la dicitura stampata sul prodotto che indica la qualità del metallo prezioso presente: argento 925 oppure argento 800. Collegandosi ai siti internet dei migliori “compro oro” è possibile inserire il peso in grammi dei propri oggetti e calcolarne il relativo valore aggiornato, in base anche alla qualità dell’argento.

Alcuni di questi siti permettono addirittura di bloccare online il prezzo più conveniente prima di recarsi fisicamente in negozio. L’ultimo passaggio riguarda la consegna dei prodotti in argento presso una filiale del banco metalli: qui avviene la pesatura dei prodotti con bilance estremamente precise e il successivo pagamento immediato e in contanti.

L’ultimo atto per concludere la compravendita è la consegna da parte del “compro oro” del certificato di vendita con relativa ricevuta.

metalli preziosi per gioielli

oro puroL’oro di gioielli ed orologi è forgiato con delle leghe.

L’oro in natura, si trova un pò dovunque e da sempre l’uomo ha trovato il modo di estrarlo per realizzare monili e gioielli.
Fin dall’antichità infatti, i gioielli erano sinonimo di ricchezza e potere perché l’oro è inattaccabile da ruggine ed inalterabile.
Tuttavia, l’oro allo stato puro non è lavorabile poiché troppo morbido e viene impiegato nell’industria, elettronica, medica, spaziale ed orafa forgiato con altre leghe quali palladio, rame, argento e quant’altro.
Spesso in casa si possiede un ‘tesoretto’ costituito da gioielli oramai fuori moda, monete e rottami di materiale aureo e i cittadini preferiscono monetizzarlo piuttosto che farlo rimanere inutilizzato.
I compro oro sono le istituzioni principali a cui rivolgersi per svolgere questa operazione di compravendita.
La valutazione dell’oro avverrà in maniera trasparente e calcolando i carati del gioiello ossia l’effettiva quantità di materiale prezioso contenuto nei vari elementi.
A loro volta, questi commercianti potranno rivendere i gioielli o avvalersi del servizio del Banco metalli per far fondere collane, anelli, bracciali, rottami e capsule dentali.

I Banco Metalli sono società autorizzate.

I Banco metalli sono gli unici istituti autorizzati dalla Banca d’Italia a procedere alla fusione dell’oro.
La competenza in campo di fusione di metalli preziosi è davvero basilare.
L’uomo già in passato per poter lavorare l’oro ha dovuto fonderlo e se prima le tecniche di liquefazione erano adeguate ai tempi, oggi sono precise, efficaci e sofisticate.
Le moderne tecnologie permettono l’uso di forni ad alte temperature controllati da personale qualificato che procede con cautela e con le dovute precauzioni.
La fusione dell’oro infatti, prevede la formazione di sostanze chimiche pericolose come l’acido solforico.
L’intero procedimento viene semplificato con dei forni a gas opportunamente trattati con sostanze come l’olio di lino che impediscono all’oro di rimanere attaccato al crogiuolo dove viene fuso.
Una volta concluso l’intervento di liquefazione, l’oro liquido viene trasferito in stampi d’argilla sagomati dove prendono forma lingotti, placchette e gettoni.
Se invece lo scopo della fusione è destinato all’industria, l’oro verrà miscelato ad altri metalli e fuso a seconda delle esigenze.

Il Banco Metalli provvede anche alla fusione dell’argento.

Anche l’argento può essere soggetto a fusione perché anche questo metallo prezioso è legato ad altre leghe come il piombo ed il rame.
Le leghe vengono allontanate dall’argento tramite distillazione e successiva fusione in un forno a riverbero trattando le sostanze con un potente getto di aria.
Con questo procedimento, il piombo contenuto nell’argento si separa da esso e finisce in superficie dove si ossida e viene raccolto.
L’argento che non subisce ossidazione, viene raffinato tramite elettrolisi.
Tutte le sostanze vengono trasferite in particolari staffe dove si solidificheranno e prenderanno forma.
L’argento viene sapientemente fuso ad una corretta temperatura altrimenti rischia di gonfiarsi nel crogiuolo ed è necessario ripetere l’operazione con del cremortartaro.
L’argento fuso viene collocato in particolari stampi dove si solidificherà ed acquisterà la forma di verghe, fogli , lingotti o placchette.

Anche il privato cittadino può far fondere il proprio oro.

Quando l’oro che si possiede non viene utilizzato perché rotto o fuori moda, non deve necessariamente essere venduto ma è possibile farlo trasformare in lingottovalida fonte di investimento e gli operatori del Banco metalli, dopo averlo realizzato, sapranno consigliare su come conservarlo correttamente e come rivenderlo per trarne profitto.
Per effettuare questa operazione, occorrerà rivolgersi ad un esercente di un Compro Oro che farà da tramite perché i Banco metalli, di norma effettuano la fusione solamente dall’oro proveniente da centri autorizzati.
La normativa vigente nel settore della compravendita e della fusione dell’oro è molto severa poiché previene le attività illecite di riciclaggio e merce rubata.
E’ fondamentale rivolgersi solo a negozi con marchi noti in rete o sul mercato fisico per evitare spiacevoli sorprese.